17 Novembre 2008

Social network, social spie!

detective

Facebook e gli altri social network raccolgono più dati privati del necessario. Questa è la conclusione di una recente ricerca condotta dal Fraunhofer Institute for Secure Information Technology che ha studiato il trattamento delle informazioni personali su MySpace, Facebook, StudiVZ, Wer-kennt-wen, Lokalisten.de, Xing e LinkedIn, nel periodo compreso tra marzo ed agosto 2008.

Per verificare la soglia di protezione della privacy, i ricercatori hanno preso in considerazione quei dati della sfera privata come le convinzioni politiche e religiose, le indicazioni sulla salute o sulle preferenze sessuali, con la cui diffusione è possibile che l’utente interessato possa riscontrare dei problemi nella vita reale.

Dalla ricerca emerge che è del tutto superfluo richiedere la data di nascita completa, il codice postale del luogo di residenza, la situazione lavorativa ecc. Gruppi di dati inutili che i social network comunque raccolgono senza necessità tecniche o legali che ne giustifichino la richiesta.

Anche il criptaggio sembra essere problematico per quasi tutte le piattaforme. Poche sono le possibilità per gestire i propri dati e controllarne l’accesso e, anche dove è possibile farlo, le configurazioni standard sono impostate sulla piena e totale accessibilità dei dati.

Immagini e video sono sempre linkati nei profili, di conseguenza accessibili anche dall’esterno. Nessuno modifica l’URL di questi metadati che se nota porta direttamente alla pagina dell’utente.

Un problema è persino la gestione dei profili cancellati, addirittura impossibile in Facebook dove si può soltanto disattivare il profilo.

Tirando le somme, nessuno di questi social network dà sufficienti garanzie per quanto riguarda la protezione della propria sfera personale: il punteggio più alto sembra ottenerlo Facebook, il peggiore Lokalisten.de.

Certo chi si iscrive ad un social network non ha come primo obiettivo quello di nascondere i propri dati, anzi l’idea è poterli condividere con amici, reali e virtuali, scambiarsi fotografie, confrontare pensieri e pezzi di vita. Ma l’esigenza di privacy e maggiore sicurezza può emergere nel momento in cui anche il vostro datore di lavoro, attuale o futuro che sia, si metta a “sbirciare” tra le vostre convinzioni, opinioni ecc., alla ricerca di maggiore conoscenze che poco hanno a che fare con produttività, redditività e competenza tecnica.

Per cui, cari lettori, prestiamo attenzione: quello che ”scriviamo” oggi su di noi, un giorno potrà esserci usato contro!

…Molto telefilm americano, vero???

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